PISTOIA - In Toscana mancano investimenti negli impianti di smaltimento rifiuti, una criticità che finisce per ricadere su imprese e territori.
E’ l’allarme lanciato da Confcommercio Pistoia Prato, esprimendo la propria preoccupazione sui rincari nella Tari.
Nell’ultimo rapporto sui rifiuti urbani di fine 2025, Cittadinanza Attiva, aveva già fotografato per le famiglie un aumento dei costi tale da fare di Pistoia, una delle città capoluogo italiane dove più alti sono i costi. Se la media nazionale si aggira sui 340 euro all’anno, con una crescita del 3.3% (il riferimento è per un appartamento di circa 100 metri quadrati abitato da una famiglia media), a Pistoia la Tari è passata dai 448 euro del 2024 a 473, facendo balzare nell’ultimo anno il comune, nella classifica dei capoluogo, dalla decima posizione all’ottava assoluta.
Tra le città toscane peggio solo Pisa, seconda nella classifica generale dietro Catania, dove l’incremento di quasi il 9%, ha portato il costo a 557 euro.
L’altra faccia della medaglia è la crescita della raccolta differenziata, che cresce ovunque.
Se il costo è aumentato in marniera importante per le famiglie, il quadro per le aziende appare ancora più importante, arrivando a raggiungere e superare nel comune di Pistoia il 25%, per quanto riguarda l’aumento della della parte fissa.
Nel dettaglio spiega Confcommercio, per i bar la tariffa passa da 11 euro e 57 centesimi a metro quadro del 2024, a 14 euro e 54 nel 2025, con un aumento quindi del 25,66%; percentuali quasi simili anche per i ristoranti e altre categorie, come le pizzerie a taglio e i settori di fiori e piante.
L’associazione, che ha chiamato in causa Regione, Comuni ed Ato (tutti soggetti coinvolti nella governance dei rifiuti), chiedendo un cambio di passo; “l’attuale assetto – commenta Confcommercio – non è più sostenibile per chi fa impresa”.
Aumenti della Tari. Confcommercio,preoccupazione per imprese
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