BASKET A2 - Otto sconfitte consecutive. L’ultima a Cremona, contro la Juvi, è solo l’ennesima fotografia di una stagione che sta scivolando via senza identità, senza anima, senza reazione.
Con la vittoria di Ruvo di Puglia, la Estra Pistoia oggi è penultima, con la salvezza diretta lontana sei punti: un margine enorme, soprattutto per una squadra che non dà mai la sensazione di poter cambiare il proprio destino. Gli interventi sul mercato sono arrivati tardi, forse troppo.
Buva è ancora fuori condizione, Stefanini è stato catapultato in una situazione già compromessa. Innesti che, da soli, non possono rimettere in piedi una squadra che ha perso completamente il proprio volto, anche cittadino. Perché questo Pistoia Basket non somiglia più a Pistoia.
La squadra è slegata, fragile, senza gerarchie chiare. E Sacripanti, finora, non è riuscito a imprimere la propria impronta: non per mancanza di competenza, ma perché quando il tempo stringe e la fiducia è evaporata, anche le idee fanno fatica a trovare terreno fertile.
Ma il problema non è solo il parquet. In società qualcosa non funziona, e la sensazione è che nessuno riesca, o voglia, davvero capire cosa. C’è paura della critica, ma non sembra esserci la stessa paura di continuare a sbagliare, di non riconoscere quali siano i veri mali del Pistoia Basket.
E allora la domanda diventa inevitabile: chi ha la forza, la lucidità e il coraggio di fermarsi, guardarsi allo specchio e correggere davvero gli errori?
Perché a volte, quando tutto si è incrostato, quando le scelte si sono sommate senza una visione, un colpa di spugna vero e definitivo non è una resa. E’ l’unico modo per provare a ripartire.








