VELLANO (PT) - L’autunno 2026 segna una stagione a due facce per la castanicoltura italiana. Sul piano generale, le stime di settore evidenziano una netta contrazione dei volumi produttivi, con un calo medio stimato tra il 25% e il 30% rispetto all’annata precedente. A determinare la flessione sono state le anomalie meteoclimatiche estive: il caldo prolungato e la siccità hanno ridotto le rese e provocato in molti bacini una raccolta anticipata, con impatti diretti sulle quotazioni al consumo che registrano incrementi significativi, specialmente per le varietà di maggior pregio.
Scendendo sul piano territoriale, la realtà della Valleriana, la montagna pesciatina, riflette fedelmente queste dinamiche. Nei castagneti del comprensorio, la cultivar predominante è la carpinese.
Sul fronte dei prezzi, mentre l’ingrosso locale si attesta attorno ai 2-3 euro al chilo, al dettaglio il prezzo sui 6-7 euro.
Di fronte a queste criticità climatiche e all’abbandono delle terre alte, dal territorio nasce però una risposta concreta: il progetto “Salviamo i castagni”. L’iniziativa mira al recupero produttivo e paesaggistico di castagneti incolti presi in comodato d’uso, affidandosi alla cura attiva delle piante (potature, ripuliture del sottobosco e recinzioni) e coinvolgendo la comunità attraverso formule di donazione e adozione a distanza degli alberi.
Chi adotta un castagno riceve una targhetta nominale sull’esemplare e, a fine stagione, i frutti trasformati della tradizione — farina e castagne secche —, riallacciando il legame tra visitatori e residenti e preservando un presidio montano fondamentale contro il dissesto idrogeologico.






