PISTOIA - “I pañuelos con i nomi delle persone uccise dalla violenza eterocispatriarcale vengono sistematicamente vandalizzati nelle ore o nei giorni successivi al Rito, impedendo di preservar uno spazio pubblico di memoria, cura e riflessione che dovrebbe invece essere tutelato”.
Così si è espresso il movimento “Non Una di Meno” Pistoia. Il riferimento è ai fazzoletti fucsia con i nomi delle vittime di femminicidio che il gruppo lega il giorno 8 di ogni mese al Pozzo in Piazza della Sala durante il rito di sorellanza, momento in cui la comunità si riunisce per ricordare delitti ed episodi legati alla violenza di genere.
Di seguito il comunicato integrale:
“Il Rito di Sorellanza è una pratica politica diffusa nei nodi transfemministi della rete Non Una di Meno. È un momento collettivo di elaborazione del lutto e della rabbia per i femminicidi, i lesbicidi, i transicidi e tutte le forme di violenza di genere. Si tiene l’8 di ogni mese in piazze e luoghi simbolici delle città e prevede la lettura di comunicati e l’esposizione dei pañuelos.
I pañuelos, ispirati ai fazzoletti bianchi delle Madres de Plaza de Mayo e successivamente divenuti simbolo delle lotte femministe e transfemministe latinoamericane, rappresentano un gesto di memoria, denuncia e cura collettiva. Nel Rito riportano i nomi delle persone uccise dalla violenza eterocispatriarcale, affinché le loro vite non vengano dimenticate e la responsabilità politica di queste violenze resti visibile nello spazio pubblico.
A Pistoia il Rito si tiene continuativamente da oltre un anno nella centralissima Piazza della Sala. In questo tempo abbiamo osservato un bisogno crescente, da parte delle persone che scelgono di partecipare, di raccontare le proprie storie, le paure, la rabbia e i desideri per la vita nella città che abitano, durante il momento di microfono aperto che conclude ogni Rito. Questo ci ha ulteriormente confermato quanto nella nostra comunità siano necessari spazi di vicinanza, condivisione e ascolto su questi temi.
A distanza di molti mesi dobbiamo però constatare che qualcosa non sta funzionando. I pañuelos con i nomi delle persone uccise dalla violenza eterocispatriarcale vengono sistematicamente vandalizzati nelle ore o nei giorni successivi al Rito, impedendo di preservare uno spazio pubblico di memoria, cura e riflessione che dovrebbe invece essere tutelato.
Nonostante tutto, continueremo a esserci. Torneremo ogni mese, ancora e ancora, perché la memoria non si cancella e la cura è una pratica collettiva che non intendiamo abbandonare. Chiediamo alla città di riconoscere il valore di questi spazi, di prendersene cura insieme a noi e di non lasciarli andare. Difendere luoghi di memoria, ascolto e confronto significa costruire una comunità capace di opporsi alla violenza e di scegliere, ogni giorno, la responsabilità collettiva”.






