PESCIA - Nel panorama artistico contemporaneo, Giovanni Savino ha scelto di muoversi in direzione ostinata e contraria, definendosi “L’ultimo fotografo”.
Pistoiese di nascita ma cresciuto professionalmente tra l’Inghilterra e New York — dove è stato documentarista, regista e tecnico per la CBS — Savino è oggi stabilito a Pitigliano, in provincia di Grosseto.
Una provocazione che rivendica la totale libertà dal successo commerciale e la custodia di un saper fare antico. Rifiutando il digitale, Savino lavora in camera oscura con pellicole, carta d’epoca e macchine in legno di grande formato, affidandosi alla poesia del bianco e nero e a tecniche storiche come la cianotipia.
La mostra alla Fondazione POMA Liberatutti di Pescia, racconta questo percorso. Se al pianoterra l’esposizione accoglie scatti di grande formato dedicati anche ai temi del cibo e della convivialità, il cuore della rassegna è al primo piano con la serie Eyes closed (A occhi chiusi).
Per Savino la fotografia è un rito mistico, un incontro e un’alchimia tra due persone. Ritrarre un volto a occhi chiusi significa catturare sogni e pensieri profondi, creando un’intimità e una fiducia reciproca che scardinano la ritrattistica tradizionale.






