PISTOIA - “Mi sono separato, sono entrato nel giro della tossicodipendenza e così sono finito in strada”. La storia di Andrea – il nome è di fantasia – è simile a quella di tanti – 80, 90 persone – che ogni sera affollano i cancelli di “Un raggio di Speranza”, davanti alla stazione di Pistoia, per prendere un pasto caldo o, se necessario, una coperta, un paio di scarpe o un sacco a pelo. I volontari adesso hanno comprato quelli che resistono a una temperatura di -9 contro il freddo. C’è poi Anna – anche il suo nome è inventato – che dorme in un alloggio di fortuna c’è Antonio – un altro nome di fantasia – che ha gravi problemi di salute, ma non ha né i documenti, né un tetto sotto cui ripararsi. C’è poi chi ha la casa lontana, minacciata dalla guerra e chi è più fortunato e da un po’ di tempo ha ottenuto un alloggio popolare. Sono gli “invisibili” della stazione che adesso devono fare i conti con l’emergenza freddo
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