FIRENZE - La nuova misura del “reddito di reinserimento lavorativo” è stata presentata in Regione Toscana durante un’audizione in commissione Sviluppo economico e rurale. A illustrare i dettagli di uno dei punti programmatici principali della nuova Giunta sono stati l’assessore regionale al Lavoro, Alberto Lenzi, e la direttrice di Arti (Agenzia regionale toscana per l’impiego), Simonetta Cannoni. La misura, finanziata con 23 milioni di euro, si rivolge a chi ha perso il lavoro e ha esaurito gli ammortizzatori sociali.
La misura è pensata come uno strumento per favorire il ritorno nel mondo del lavoro, basato su un principio di condizionalità e su un percorso definito.
Per poter accedere al reddito di reinserimento, i cittadini devono soddisfare alcuni determinanti requisiti:
• Aver perso il lavoro
• Aver esaurito tutti gli ammortizzatori sociali disponibili
• Possedere un ISEE fino a 15.000 euro.
Il sussidio non è un diritto acquisito, ma è strettamente legato alla partecipazione attiva di chi beneficia del reddito a un percorso di formazione della durata massima di 9 mesi. Al termine il lavoratore è tenuto ad accettare le proposte lavorative che gli verranno presentate.
Il sostegno economico previsto per i beneficiari è di 500 euro mensili e non è richiesto un obbligo di rendicontazione su come vengono utilizzati i soldi.
I consiglieri di Fratelli d’Italia hanno sollevato diverse criticità di natura tecnica e operativa. Alessandro Tomasi ha chiesto precisazioni sulla gestione del sussidio, domandando come verrà certificata la frequenza ai corsi (in presenza o online) e se i beneficiari dovranno comunicare il reddito agli enti locali. Più netta la critica di Gabriele Veneri, che ha definito la misura: “un’elemosina più che un sostegno”.
La presidente della commissione, Brenda Barnini (Pd), ha difeso la misura definendola una “scelta politica” precisa. Secondo la sua visione, i centri per l’impiego devono diventare un sistema di “presa in carico della persona”. A questa visione si è associata Irene Galletti (M5S), che ha messo in guardia dal rischio di “mercificazione della persona”, affermando che la formazione è importante ma “non si deve ridurre il lavoratore a un oggetto, ad un ingranaggio”.
Il dibattito ha messo in luce come la capacità della Toscana di implementare la nuova misura si fondi su un rafforzamento della rete dei servizi per il lavoro. Come spiegato dalla direttrice Cannoni, un piano di potenziamento nazionale aveva assegnato in passato alla Toscana 60 milioni di euro. Questi fondi, ha chiarito il consigliere Mario Puppa (Pd), hanno permesso di realizzare un progetto a lungo termine che ha portato il personale dei centri per l’impiego da 405 a 975 unità e ha visto l’apertura di 27 nuovi sportelli. La presidente Barnini ha ribadito l’importanza di questa strategia per preservare il “saper fare” dei lavoratori, specialmente in un settore chiave come il manifatturiero. In quest’ottica, ha annunciato che la commissione discuterà presto una proposta di risoluzione dedicata al comparto moda








