MONTAGNA P.SE - Basta con la strategia del “lento abbandono”.
E’ il messaggio lanciato da Associazione Zeno Colò e Crest sul fronte della sanità in montagna in un 2026 che, sostengono “e’ iniziato con troppe ombre”.
Le due associazioni, che nell’agosto scorso avevano promosso a San Marcello una grande mobilitazione per chiedere che il Pacini fosse riconosciuto come ospedale di area disagiata, hanno congiuntamente espresso la propria preoccupazione legata, scrivono, a “fatti concreti, visibili e misurabili”.
Per il Comitato Regionale Emergenza Sanità Toscana e l’associazione intitolata al grande campione di sci, al Pacini i ritardi per i lavori alla radiologia sta avendo conseguenze, a cominciare dal numero degli interventi del Punto di Primo Soccorso, calati di oltre la metà rispetto a prima e quindi per una mancanza di operatività che sta, aggiungono, generano apaticità, stanchezza e assenza di stimoli per il personale sanitario.
L’urgenza è così indicata, nuovamente, nel riconoscimento del presidio come ospedale di area disagiata, mentre per il futuro la richiesta è di portare a San Marcello una specializzazione medica importante. Secondo le due realtà il “patto di comunità”, legato all’assistenza sanitaria ai bambini, è sostanzialmente fallito. Mancano poi risposte per l’annunciato pensionamento della ginecologa a febbraio, mentre preoccupa la possibile riduzione dei giorni dell’ambulatori di oculistica.
La sensazione, commentano Crest e Zeno Colò, è che la montagna non interessi e che ” si stia mettendo in atto una strategia di lento abbandono per portare ad una morte sanitaria lenta e silenziosa”.
La richiesta è quindi per risposte chiare, cronoprogrammi certi ma anche di sapere se esista una volontà politica di salvare la sanità pubblica in montagna.
Sanità, allarme di Crest e Zeno Colò
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