FIRENZE - Quasi il 5% delle famiglie toscane (esattamente il 4,9%) vive sotto la soglia di povertà assoluta. E’ quanto emerge dal nono rapporto su “Povertà e inclusione sociale in Toscana” presentato in Regione a Firenze.
Secondo i rapporto, basato su dati Irpet 2024, ad essere in estrema difficoltà sono famiglie con figli minori, la cui percentuale è salita dal 4.9% al 6.6% e i single.
La quota di famiglie che dichiara di arrivare a fine mese con difficoltà o grande difficoltà scende dal 56,3 al 48,5%, mentre quella che si autodefinisce “povera” o “molto povera” è scesa al 9,7%, nei due anni precedenti era stata dell’11,4% e del 15,5%.
“Il rapporto giunto alla sua nona edizione – ha detto il presidente Giani – è uno strumento particolarmente efficace per trarne delle indicazioni di intervento e sono orgoglioso che sotto il coordinamento della Regione tutta una serie di istituzioni e associazioni ne aiutino la stesura perfezionandolo. La fascia di povertà, seppur con dati migliori rispetto alla media nazionale è presente e consistente, anche se si avverte qualche timido segnale positivo rispetto alla percezione della condizione delle famiglie sui dati registrati nel 2025. Ma si tratta pur sempre di una famiglia su dieci che si autodefinisce ‘povere’ e questo rende necessario creare misure specifiche, Come Regione Toscana ci stiamo impegnando essenzialmente su tre direttrici di intervento: servizi, casa e lavoro”.
“Questo rapporto – ha sottolineato l’assessora Monni – parla delle bollette sul tavolo, dei conti fatti la sera, delle lavoratrici e dei lavoratori che si alzano presto e restano esposti, delle madri che tengono insieme casa, figli e un equilibrio fragile”.
La povertà attraversa l’intera regione, ma assume caratteristiche diverse a seconda dei contesti. “Per questo – si è soffermata ancora Monni – le politiche devono essere regionali nell’impianto e territoriali nell’attuazione”. “E’ preoccupante – ha aggiunto – che le famiglie più in difficoltà siano quelle con minorenni: quando la fragilità economica riguarda un bambino, incide sulle opportunità educative, sulla qualità dell’abitare, sull’accesso alle attività formative e sportive, sulla possibilità di sviluppare pienamente le proprie capacità”.
“Intervenire presto – ha quindi concludo – è una scelta politica strategica: investire nella prevenzione, nel sostegno alla genitorialità, nell’educativa domiciliare, nell’integrazione tra servizi sociali, scuola e sanità significa incidere sulle disuguaglianze future e rafforzare l’uguaglianza delle opportunità. La povertà ha molte dimensioni e livelli e per affrontarne la complessità è necessario promuovere l’integrazione tra politiche sociali, lavoro e salute: rafforzare il lavoro, sostenere i redditi nelle transizioni, integrare sociale, lavoro e salute in una strategia unitaria, concentrare risorse dove la vulnerabilità è più intensa, intervenire ancora più presto quando la fragilità riguarda i bambini”.






