CASALGUIDI, SERRAVALLE P.SE - Per unire Casalguidi e Matugama non basta un aereo. Serve un ponte costruito sulla passione, la solidarietà e due ruote: un ponte che la Polisportiva Milleluci ha gettato superando 9697 chilometri di distanza. Sotto la guida del presidente Giampiero Morosi, la storica società ciclistica pistoiese ha dato vita a un’iniziativa che scalda il cuore, fornendo materiale e supporto per creare una squadra giovanile in Sri Lanka, là dove il ciclismo è un sogno per pochi.
L’anima del progetto è Francesco Marraccini, dirigente e promotore dell’iniziativa, che ha saputo tessere una rete di contatti preziosa.
Soprattutto attraverso due canali fondamentali: il gruppo sportivo locale JND, che si occupa della diffusione televisiva del ciclismo nel paese, e un cicloamatore singalese residente in Italia. Questa sinergia non solo crea un vivaio di giovani atleti, ma getta le basi per aumentare la visibilità dello sport a livello nazionale.
Grazie a questo ponte sportivo e umano, i bambini di Matugama hanno ricevuto l’occorrente per iniziare a gareggiare, vestendo le maglie rosso-nere della Polisportiva Milleluci.
La prima manifestazione è stata un trionfo di sorrisi. Se alla prima corsa hanno partecipato sette bambini, per la prossima gara sono già previsti venti giovani atleti.
Ma le ambizioni non si fermano qui. Il prossimo traguardo è ancora più grande, come spiega lo stesso Marraccini, che svela il profondo legame personale con l’iniziativa. “La prossima mossa,” dichiara il dirigente, “sarà organizzare gare per raccogliere fondi e spedire delle biciclette ai bambini. È una cosa alla quale tengo parecchio.” Un impegno che trasforma un progetto sportivo in una vera e propria missione.
Una storia questa, che dimostra come il ciclismo possa essere un veicolo potentissimo per unire popoli e culture, annullando ogni barriera. L’impegno della Polisportiva Milleluci non si limita a donare materiale, ma regala un’opportunità concreta a bambini con poche possibilità, promuovendo i valori più puri dello sport in luoghi dove era quasi sconosciuto. Un’iniezione di fiducia e speranza che, pedalata dopo pedalata, costruisce un futuro migliore








