LIVORNO - Luigi Amirante, il 47enne di origini campane fermato per l’omicidio di Francesco Lassi, è rimasto in silenzio davanti al PM della Procura di Livorno che lo interrogava sui suoi spostamenti e rapporti con l’agente di commercio pistoiese, ucciso con due coltellate giovedì pomeriggio in palazzo di via Grande a Livorno. Amirante si è avvalso della facoltà di non rispondere, nonostante, al momento del fermo, avesse informalmente detto di “essersi soltanto difeso”, mostrando anche ferite alle mani.
L’uomo è un ex collaboratore di giustizia, pluripregiudicato per reati legati al traffico di cocaina. A Livorno è impiegato in una cooperativa che si occupa del trasferimento di auto da immatricolare che sbarcano in porto.
Con Francesco Lassi aveva un appuntamento – pare – per la compravendita di una partita di oro. Sul luogo del delitto gli inquirenti hanno trovato una lamina del valore di 14mila euro. Il luogo dell’appuntamento – dove poi Lassi ha trovato la morte – era una stanza messa a disposizione da uno studio di commercialisti. Qui infatti aveva la sede legale il negozio di gioielli per il quale Lassi lavorava come agente di commercio. Non una novità, ma una consuetudine, per assicurare maggiore riservatezza a trattative dal valore consistente.
Un appuntamento, forse, degenerato in lite e infine in tragedia. Ma tanti sono ancora i dettagli da chiarire. Come l’origine dell’arma del delitto, un coltello da cucina – la cui presenza con è certo consueta in uno studio professionale -. Se l’assassino lo avesse portato con sé e non trovato sul posto l’omicidio potrebbe essere premeditato. Così come i vestiti con cui Amirante si sarebbe cambiato subito dopo il delitto, pur senza ripassare da casa. Aveva con sé un cambio?
Le indagini proseguono. Nel frattempo Amirante rimarrà in carcere, anche se non è possibile conoscere quale, a sua tutela, in quanto ex collaboratore di giustizia.
Chi è il presunto assassino di Lassi. Muto davanti al PM
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