Oggi (23 marzo) ricorrono i venti anni dalla morte di Silvio Borselli.
Silvio Borselli era nato a Pistoia il 22 ottobre 1949; ha dovuto abbandonare gli studi molto presto (scuole medie) a causa della malattia che lo ha poi accompagnato per tutta la vita. Da qui sono nati il desiderio e la volontà di adoperarsi per alleviare le sofferenze delle tante persone costrette a lunghe degenze ospedaliere che ha incontrato nel corso degli anni.
Tenacia, presenza di spirito e amore verso il prossimo lo hanno sempre contraddistinto tanto da spingerlo a impegnarsi in prima persona in diversi ambiti ricoprendo anche ruoli importanti.
Dopo la scomparsa, gli amici più prossimi sentirono la necessità di scrivere qualcosa su lui e a lui, brevi testi per esprimere sentimenti forti, per tratteggiare ricordi di frequentazione e di condivisione, di stati d’animo. Anche il nostro direttore Luigi Bardelli contribuì scrivendo parole molto belle e sentite.
Nacque così un piccolo libro “A Silvio”.
“Sono passati 20 anni – scrive un gruppo di amici – e i sentimenti sono gli stessi. Abbiamo avvertito l’urgenza di continuare a parlare di lui, della sua unicità, questa volta per raggiungere un pubblico possibilmente più ampio”.
C’è un testo dello stesso Silvio, che ripercorre la sua esperienza ospedaliera, iniziata nel 1949.
“Le corsie erano tutte rivestite di bianco, le pareti, i letti, la biancheria, i camici dei medici, e le divise degli infermieri. Allora le figure di riferimento erano le Suore, che mettevano la loro scelta spirituale al servizio e alla cura del malato, vivendola come una “missione”. Guidavano e organizzavano il lavoro delle corsie istruendo e sorvegliando il personale infermieristico.”. Dopo questo peregrinare, la sua storia ospedaliera rientra nella città di Pistoia, al reparto di dialisi e nefrologia, a proposito del quale Silvio dice “salvati e curati dall’ausilio delle macchine che cercano di sostituire le nostre funzioni renali”.
C’è una testimonianza degli infermieri del padiglione della dialisi nella quale si sottolinea il coraggio, la sua forza d’animo, la dignità, la sensibilità e l’amore verso gli altri che Silvio è riuscito a trasmettere. Con la presenza della Sandra, da loro definita “angelo terreno”, esempio di amore e altruismo che gli ha illuminato la vita. All’ingresso del nuovo padiglione (allora appena inaugurato) fu posto dagli amici un segno di presenza e ricordo.
“Non mi hanno sorpreso le sue attenzioni all’arte, alla bellezza, all’estetica, di una tela o del centro dialisi. E’ la dimensione del contemplativo, qualità anche questa, mi pareva interiormente vissuta e mai manifestata ad alta voce. Probabilmente solo Sandra ha colto e assimilato, nel tempo, tutta la dimensione silenziosa di Silvio”.
C’è chi ricorda la frequentazione nell’età tra i quattordici e diciotto anni. Ore di conversazione con il pretesto di una partita a carte o a biliardo. Uscite al cinema, a Montecatini e Firenze, visita a mostre d’arte. Alcuni di noi debbono la acquisita passione per l’arte contemporanea alla penetrante capacità di Silvio di “leggere” l’arte.
Il tutto in alternanza con le sofferenze, il loro periodico acuirsi, gli interventi, le degenze, la lunga esperienza della dialisi, con i tanti problemi conseguenti.
Con la piena consapevolezza della spada di Damocle della malattia, vissuta con accettazione, mantenendo l’attenzione agli altri, ai loro problemi.
C’è chi ha parole di ringraziamento per la sua testimonianza di fede, per le parole e i momenti belli trascorsi insieme, ringraziando il Signore per averci fatto incontrare e condividere un bel tratto del cammino della nostra vita.
“Avevi il talento di far sentire importanti le persone con cui ti intrattenevi, non per lusinghe da cui rifuggivi, ma per le attenzioni che avevi per tutti: ognuno al centro, ognuno un fratello”.
“Mentre ci conquistavi con le tue premure, non hai mai smesso di insegnarci a guardare oltre l’esistenza.”
“Il dolore forte della privazione contiene in sé la consolazione del saperti al sicuro”.






