PISTOIA - Tutto è iniziato dalla denuncia di due coniugi di albanesi.
Da lì, da un’ipotesi di estorsione e minacce, ha avuto origine una delle più rilevanti inchieste della Procura di Pistoia che – insieme a quella pratese – ha fatto emergere un sodalizio tra criminalità cinese e italiana (con nomi anche riconducibili a clan camorristici) che voleva mettere le mani su vari locali della Valdinievole
Traffico di droga, estorsione, scommesse clandestine, fatture false ed evasione per milioni di euro, sono solo alcuni dei reati contestati, a vario titolo, ai due principali imputati: il cinese Hu Yunye, conosciuto come “Paolo” e l’italiano Pierluigi Spera, attualmente in carcere, per altri reati legati allo spaccio di droga.
“L’Acqua” di Montecatini e Villa Resort di Pieve a Nievole, i due locali inizialmente gestiti da marito e moglie albanesi. Nel novembre 2021 affittano una parte di Villa Resort alla società La Fonte srl (gestita di fatto dallo Yunye) che vi apre un ristorante di sushi.
Passa poco tempo e iniziano le minacce: “Meglio che andate via altrimenti chiamo i Terracciano” avrebbe detto Spera, intercettato, e ancora, l’altro imputato: “Digli a tua madre di vendere il locale altrimenti finisci male”. L’intento era quello di assumere il controllo del locale.
Nel marzo 2022 la denuncia di marito e moglie, esasperati, al commissariato di Montecatini che inizia ad indagare, insieme anche alla Finanza, dando origine ad un’inchiesta che si allarga fino a Prato, dove emerge un giro illegale di scommesse e bische, anche online, con puntante da centinaia di migliaia di euro al mese. Da qui, il nome evocativo dell’operazione, “End game”.
Nel corso del filone pistoiese del processo, è stato ascoltato uno degli ispettori che l’hanno condotta, Antonio Manzo, allora in forze alla squadra mobile, oggi nella pg della procura di Pistoia, chiamato dal Pm Leonardo de Gaudio a ricostruire la vicenda. In aula anche Spera. Assente l’altro imputato.






