PISTOIA - Ogni serranda che si chiude non vuole dire solo la fine di una attività commerciale, ma è la tessera di un domino che cadendo genera un effetto a catena sul tessuto imprenditoriale di un territorio, sui posti di lavoro, la vita delle persone che lo abitano, partendo da quelle che popolano aree disagiate, come la montagna pistoiese.
E’ l’amara considerazione frutto dei dati diffusi da Confesercenti Pistoia che ha fotografato il fenomeno della desertificazione commerciale in provincia. I freddi numeri di cono che negli ultimi sette anni sono scomparse 430 aziende, 170 solo nel comune capoluogo; il numero dei lavoratori è così calato di oltre mille unità, di oltre 300 per quanto riguarda i dipendenti e di 700 di quelli delle imprese dell’indotto.
Principalmente si tratta di attività del settore abbigliamento calzature ma anche di altri, come la ristorazione, “vittima” delle nuove abitudini di consumo prediligono il consumo attraverso il delivery. Per ogni 10 euro spesi nelle attività commerciali fisiche, circa 7 del valore generale ritornano sul territorio. Per la stesa cifra spesa on line, commenta l’associazione, circa 7 finiscono fuori.
Una situazione a fronte della quale Confesercenti ha rilanciato la raccolta firme per una proposta di legge popolare per sostenere il commercio di prossimità; l’obiettivo è raggiungere 50 mila sottoscrizioni.
In 7 anni perse 430 aziende. Allarme di Confesercenti
2






