Finiranno davanti a un giudice i tre cittadini pakistani residenti ad Agliana (padre e figlio, di 22 e 52 anni, difesi dall’avvocato Pamela Bonaiuti e un 45enne difeso dall’avvocato Katia Dottore Giachino), al centro di un’indagine dalla procura della Repubblica di Pistoia sul caporalato in Toscana.
Questa mattina il giudice per l’udienza preliminare Luca Gaspari del Tribunale di Pistoia li ha tutti rinviati a giudizio.
L’indagine, coordinata dal Pubblico Ministero Claudio Curreli, aveva fatto emergere, nel marzo dello scorso anno, un sistema di sfruttamento del lavoro di una cinquantina di braccianti (prevalentemente richiedenti asilo o in attesa del rilascio del permesso di soggiorno dal Pakistan e dal Bangladesh: tutti in una condizione di precarietà e debolezza che impediva loro di ribellarsi al sistema di sfruttamento).
I braccianti venivano prelevati all’alba in precisi punti di raccolta tra Agliana, Quarrata (anche in pieno centro) e Lucciano (sulle colline del Montalbano) e portati a lavorare in aziende agricole tra Pistoia, Prato, Firenze, Arezzo e Siena.
Nel luglio scorso, nel corso di un maxi incidente probatorio, erano state ascoltate decine di lavoratori che avevano raccontato dei viaggi stipati nei furgoni e dei successivi tragitti a piedi, anche per chilometri, per raggiungere ogni giorno il luogo di lavoro.
Lavoro… che poteva durare anche 10 ore, per 6 euro l’ora, tra minacce e sfruttamento.
La prima udienza del processo è fissata tra due settimane, il prossimo 27 marzo.
Marta Quilici






