Perplessità e timore per il futuro.
Sono questi i sentimenti che animano da alcuni giorni una parte della Diocesi di Pescia dopo l’arrivo del nuovo Vescovo Augusto Mascagna in qualità di successore di Monsignor Fausto Tardelli.
Perplessità che non riguardano il nuovo episcopo di Pistoia e Pescia in sé, bensì la scelta della Chiesa Vaticana di assegnare nuovamente un unico Vescovo per le due Diocesi.
Di seguito la lettera integrale di mons. Amleto Spicciani della Parrocchia di Santi Michele e Frediano in Malocchio a Buggiano e Arcidiacono della Cattedrale di Pescia:
“Ovverosia un solo padre per due famiglie, a mezzo, come è del resto la situazione in cui vivono molti giovani dei nostri tempi, dopo i divorzi e le separazioni. La Curia romana sembra che segua anch’essa l’andazzo dei tempi, ne mistero mondanizzato della incarnazione. Il nuovo vescovo di Pistoia è stato eletto contemporaneamente, su due sedi, Pistoia e Pescia. Dunque è un vescovo a mezzo.
Io non capisco come sia possibile che una situazione condannata dal Concilio di Trento possa oggi essere divenuta lecita. È vero però che ciò che condannava Trento era l’avidità economica dei vescovi che prendendo più diocesi ottenevano così più rendite, mentre oggi si tratta di un provvedimento puramente amministrativo, pastorale. Pur tuttavia, l’istituto della unione di due diocesi “in persona episcopi”, come si dice, a me pare che riproduca l’identica situazione pastorale diffusa tra i vescovi del secolo XVI, e condannata da quel concilio, cioè la figura del vescovo assente e distratto. Assente per forza di cose quanto a residenza, e distratto per la difficoltà di governare due curie, con due serie di ufficiali e di dipendenti legati a diverse impostazioni burocratiche. Tutto sommato, io temo grandemente che tali provvedimenti, uniti all’”obbligo” del pensionamento” (cioè all’invito, divenuto in pratica obbligatorio, a rinunciare al governo della diocesi al compimento dei 75 anni), non possano non produrre uno scadimento della figura sacramentale del vescovo, ormai già concepito come una figura di decentramento amministrativo da parte del mondo laico, in analogia con i prefetti dello Stato”.
Intanto si sarebbe formato un piccolo comitato di intellettuali con l’obiettivo salvare la diocesi e quindi la sede vescovile.






