• Oggi a Firenze i funerali di Fabrizio Fabbrini


    25/01/2019 - Assistente di Giorgio La Pira, era stato uno dei primi obiettori di coscienza

    Arezzo, 24 gennaio 2019 - Si è spento a Firenze, nel centro riabilitativo Don Gnocchi, dove era ricoverato ormai da tempo. E' scomparso Fabrizio Fabbrini, professore di storia romana allal Sapienza a Roma e per anni all'Università di Arezzo ma soprattutto tra i primi obiettori di coscienza in Italia: alla fine del 1965 pochi giorni prima del congedo aveva rifiutato la divisa militare, con la grande convinzione e quel pizzico di provocazione che faceva parte della sua natura e del suo modo di vivere la cultura e le scelte della vita

    Da lì il carcere, il processo e allora la perdita del posto all'università. I funerali saranno celebrati domani alle 15.30 proprio a Firenze, nella basilica di San Marco. La chiesa di La Pira, lui che ne era stato anche assistente proprio per scelta del sindaco.

    Aveva 80 anni, era nato a Forlì nel 1938: già giovanissimo, era stato prima a Udine e poi a Roma, assistente ordinario all'Università. A 26 anni la chiamata militare: da subito aveva deciso di obiettare, perché era una scelta che faceva a pugni con tutte le sue idee, avendo fondato il Movimento internazionale per la riconciliazione.

    Arrivato al Car gli impedirono di farlo subito: e rimase famosa la scelta del cappellano militare di rifiutargli, proprio per queste sue idee, la comunione. Ma non era di quelli disposti ad arrendersi. Dieci giorni prima del congedo svicolò dalla caserma, infilò la divisa in uno zaino e andò a portarla ai carabinieri, annunciando la sua scelta. A testa alta e, immaginiamo già allora, con quello sguardo interrogativo e acuto che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita. Risultato? Subito nel carcere di Forte Boccea.

    Venne condannato ad un anno e 8 mesi di reclusione. Ma per essere liberato pochi mesi: motivo? Il Parlamento approvò l'amnistia e l'induilto. Lui con quel solito sguardo dei 26 anni, rifiutò l'amnistia ma è chiaro che non sarebbe potuto rimanere in carcere visti gli effetti dell'indulto.

    E' lì che il suo cammino lo fece incrociare con La Pira. Ma solo più tardi ne sarebbe diventato assistente, perché la spinta morale del sindaco non corrispondeva ancora ad un posto, per il quale, soprattutto allora, ci voleva un concorso. E così prima divenne insegnante di storia e filosofia alle superiori, poi finalmente assistente universitario. 

    Ha sempre vissuto ad Arezzo, fino ad arrivare alla cattedra di Storia romana all’università di Siena e alla pubblicazione di tantil libri, l'ultimo dedicato a Luigi XVI, e il primo dei quali sulla sua esperienza di obiettore, "Tu non uccidere", prefazione di La Pira.

    Fino ai mesi della malattia: una caduta banale ma dagli effetti devastanti, lo aveva portato fin quasi alla paralisi ma sempre conservando una lucidità e uno spirito intatti. I funerali saranno celebrati dal Vescovo emerito Luciano Giovannetti, quasi ad incrociare la storia drammatica del sacerdote scampato bambino alla strage di Civitella e quella di chi per tutta la vita ha detto no alle armi. Lascia la moglie Zelida e due figli, Marco e Barbara, che erano il suo orgoglio.

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